Issey Miyake
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Issey Miyake: Un Avantgarde del Futuro

Introduzione: L’Architetto del Movimento

Nella seconda metà del XX secolo, il mondo della moda sembrava una vetrina scintillante. Parigi dettava le silhouette, New York vendeva praticità, Milano celebrava il glamour. E poi, all’orizzonte, emerse una voce dal Giappone – silenziosa ma sicura, radicale nella sua semplicità. Era Issey Miyake, che rifiutò di conformarsi al sistema esistente e creò invece un proprio linguaggio della moda. Per lui, il tessuto non era solo materiale, ma una tela vuota per spazio, movimento e tempo.

Infanzia in un Mondo di Rovine

Miyake nacque a Hiroshima e, da bambino, fu testimone di ciò che nessuno al mondo dovrebbe mai vedere: l’esplosione della bomba atomica. Il suo corpo e la sua memoria portarono il trauma, eppure scelse non la via della distruzione ma quella della creazione. Diceva spesso di voler parlare della vita, non della morte. Forse è per questo che i suoi abiti sono pieni di luce, spazio e libertà: capi che offrivano una visione del futuro dopo la catastrofe.

La Tecnologia come Poesia

Miyake fu uno dei primi stilisti a sperimentare seriamente nuovi materiali – poliestere, fibre metalliche, trattamenti termici. Nelle sue mani, la tecnologia divenne poesia.

Pleats Please - Piega che Ricordano il Movimento

Tradizionalmente, la plissettatura era soltanto una tecnica decorativa. Miyake la trasformò in filosofia. Sviluppò un metodo in cui il capo veniva prima costruito e solo successivamente plissettato tramite un processo di trattamento termico. Questo significava che le pieghe diventavano parte integrante della struttura stessa del capo, codificando il movimento nel tessuto.

La filosofia dietro questa tecnologia: capi che non limitano, ma amplificano il corpo. Pleats Please si muove, si apre, risponde a ogni gesto. Non è solo estetica – è un’affermazione della libertà umana nello spazio.

 

A-POC - Abbigliamento da un Unico Pezzo

Negli anni ’90, Miyake, insieme al designer Dai Fujiwara, introdusse il concetto di A-POC (A Piece of Cloth). Usando programmazione computerizzata e macchine industriali per lavorare a maglia, crearono un tubo continuo di tessuto dal quale era possibile “ritagliare” capi pronti da indossare.

Fu una rivoluzione non solo tecnologica ma anche filosofica:

 • Zero sprechi – nessun frammento scartato.

 • Democrazia del design – chi lo indossa poteva decidere la forma da ritagliare.

 • Unità tra umano e materiale – l’abbigliamento non come oggetto prodotto in serie ma come dialogo personale con il tessuto.

A-POC divenne una sorta di utopia: l’abbigliamento come pura possibilità, dove la forma emerge direttamente dall’interazione con chi lo indossa.

Il Codice Giapponese in un Mondo Globale

Miyake portava sempre il Giappone dentro di sé.

Il suo lavoro risuona con la filosofia Zen del vuoto – capi che sembrano fatti d’aria, che non appesantiscono mai il corpo. L’ornamento dell’origami – pieghe che trasformano il tessuto in architettura. Il wabi-sabi – l’eco della bellezza imperfetta e naturale della natura.

Allo stesso tempo, pensava globalmente. Miyake comprese che il mondo si stava muovendo verso il multiculturalismo e i suoi capi divennero una sorta di “traduttore” tra culture. A Parigi, le sue collezioni venivano chiamate “poesie architettoniche.” A New York, venivano indossate da artisti e musicisti. In Giappone, incarnava una nuova voce nazionale.

Conclusione

Miyake ci ha lasciato con la sensazione che il futuro possa essere morbido, flessibile e profondamente umano. Ha trasformato la moda in un’architettura d’avanguardia della vita – e così facendo, ha insegnato al mondo a vedere il tessuto non solo come materia, ma come un modo di essere.

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