Fashion in Cinema
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La moda nel cinema: quando il costume diventa la voce del personaggio e un’icona di culto

Cinema e moda si incontrano dove il tessuto si trasforma in narrazione. Un costume nel cinema non è solo abbigliamento. È un modo di comunicare senza parole, di creare l’atmosfera e definire il mondo interiore di un personaggio. Attraverso la visione di un designer, lo schermo si trasforma in passerella e i personaggi diventano manichini viventi che dettano tendenze. Questa relazione non è casuale: il cinema offre libertà di sperimentazione, mentre la moda conquista un pubblico globale.

La forza di questo fenomeno risiede nella capacità del cinema di trasformare istantaneamente un’idea di designer in una tendenza di massa. Un costume diventa oggetto del desiderio, e il designer un autore culturale. Attraverso la collaborazione tra regista e designer nascono immagini che restano nella nostra memoria e plasmano le collezioni future.

Jean Paul Gaultier e "Il Quinto Elemento" sono un esempio classico di questa leggendaria fusione tra moda e cinema. Gaultier ha creato un futuro in cui il costume non rispecchia la realtà, ma la definisce. Futurismo, texture plastificate, ali, colori audaci – tutto al servizio del personaggio. Non è solo fantasia cinematografica; è un manuale visivo per i designer.

Irene Sharaff in "Hunger Games" mostra come l’abbigliamento costruisca le classi sociali all’interno del film. Lucentezza, dettagli metallici e silhouette architettoniche nei costumi del Campidoglio sono diventati fonte di ispirazione per le passerelle più avanguardiste. Qui la moda sostiene la storia, piuttosto che decorarla semplicemente.

Pierpaolo Piccioli per "Grand Budapest Hotel" tratta ogni costume come un oggetto d’arte. Color blocking, forme grafiche e dettagli accurati creano un’estetica che si traduce facilmente in passerella. Il costume qui serve non solo il personaggio, ma l’intero universo visivo.

Le collaborazioni tra moda e cinema nel XXI secolo sono diventate fenomeni culturali a sé stanti. Per esempio, Marc Jacobs in "American Psycho" definisce l’immagine degli anni Ottanta attraverso i completi da uomo di Patrick Bateman: linee nette, cravatte di seta, sartoria impeccabile. L’armadio del personaggio è diventato iconico nella moda maschile di quell’epoca.

Anche progetti meno evidenti, come Rick Owens in "Through the Darkness", mostrano come la moda avanguardista nel cinema plasmi l’estetica del futuro. Silhouette scure, tessuti non convenzionali e forme asimmetriche costringono lo spettatore a vedere la moda come parte della trama, non solo come abbigliamento.

"Through the Darkness" si riferisce alla mostra retrospettiva immersiva "Rick Owens: Temple of Love," tenutasi al Palais Galliera di Parigi (giugno 2025-gennaio 2026), che esplora la sua estetica dark, gotica ma affascinante, mostrando la sua visione unica della moda come qualcosa di mistico, ribelle e profondamente personale, dalle radici californiane al dominio parigino, concentrandosi sulla bellezza trovata nelle ombre, come le sue iconiche silhouette scure e i design provocatori.

Cinema e moda interagiscono quando i designer osano sperimentare e il costume diventa un’architettura di emozioni. Non sono solo outfit belli sullo schermo. Sono tendenze, simboli del loro tempo e immagini cult che ispirano passerelle e strade. Ogni collaborazione tra designer e regista è una piccola rivoluzione che ridefinisce il modo in cui vediamo il mondo e lo stile.

La moda nel cinema non riguarda il mostrare una tendenza. Riguarda il crearne una. E quando lo spettatore guarda lo schermo, non vede solo un personaggio. Vede uno stile che continua a vivere oltre il fotogramma, nelle collezioni, per strada e nella cultura che il cinema contribuisce a plasmare.

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